L’Austria non ha la varietà stilistica del Belgio o la scala produttiva della Germania, ma ha contribuito alla storia birraria mondiale con qualcosa di molto specifico: alcune delle birre a più alta gradazione mai prodotte commercialmente. La Samichlaus, con i suoi 14°, ha tenuto per decenni il record della birra più forte del mondo prodotta con fermentazione tradizionale, senza l’aggiunta di processi di concentrazione.
In questa selezione trovi le referenze austriache che meglio rappresentano questa tradizione — dalla Helles più semplice e accessibile di Ottakringer fino alle specialità ad alta gradazione che hanno reso l’Austria un punto di riferimento per chi cerca birre estreme.
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La tradizione austriaca delle birre ad alta gradazione nasce da un approccio tecnico specifico: l’uso di mosti ad altissima densità zuccherina, fermentati con ceppi di lievito selezionati per la loro capacità di tollerare concentrazioni alcoliche elevate prima di fermarsi naturalmente. Non si tratta di birre fortificate o distillate — sono il risultato di una fermentazione spinta al limite delle possibilità del lievito stesso.
Questo approccio ha prodotto due delle birre più celebri nella storia della birra artigianale mondiale, entrambe presenti in questa selezione.
La Samichlaus nasce nel 1980 in Svizzera per opera del birrificio Hürlimann, prima di essere acquisita e prodotta in Austria dal birrificio Eggenberg. Il nome significa “San Nicola” in dialetto svizzero-tedesco, perché la birra veniva tradizionalmente prodotta una sola volta all’anno, il 6 dicembre, giorno di San Nicola, e fatta maturare per un anno intero prima di essere immessa sul mercato il dicembre successivo.
Con i suoi 14° alcolici, la Samichlaus ha detenuto per anni il record Guinness di birra più forte al mondo prodotta tramite fermentazione naturale. Il profilo è quello di una Doppelbock estrema: dolcezza maltata pronunciata, note di frutta secca, miele, e un calore alcolico molto presente che la rende una birra da sorseggiare lentamente, in piccole quantità, più simile a un distillato dolce che a una birra nel senso comune del termine.
L’Urbock 23 — il nome richiama il grado Plato del mosto originale, un’unità di misura della densità zuccherina prima della fermentazione — è l’altra grande specialità austriaca ad alta gradazione, con un 9,6° che la colloca comunque tra le birre più forti della categoria Bock europea. Rispetto alla Samichlaus ha un profilo leggermente più equilibrato, con un amaro del luppolo più presente a bilanciare la componente maltata, pur mantenendo la stessa filosofia di birra da meditazione.
Se Samichlaus e Urbock rappresentano l’estremo della tradizione austriaca, la Ottakringer Helles rappresenta l’altra faccia — la birra quotidiana viennese, prodotta dal più importante birrificio della capitale austriaca dal 1837. È una Helles classica in stile bavarese-austriaco: dorata, maltata in modo equilibrato, pensata per essere bevuta in quantità maggiori rispetto alle specialità ad alta gradazione. È il punto di ingresso ideale per chi vuole conoscere la tradizione birraria austriaca prima di avvicinarsi alle birre più estreme.
Samichlaus e Urbock 23 non si bevono come una birra normale. Vanno servite in bicchieri piccoli da degustazione, 15-20cl è sufficiente, a una temperatura di poco inferiore a quella ambiente — intorno ai 12°-14° — per permettere al calore alcolico e alla complessità aromatica di esprimersi senza essere ammutoliti dal freddo. Sono birre da fine pasto, da abbinare a formaggi stagionati o cioccolato fondente, o semplicemente da bere da sole con la stessa attenzione che si riserverebbe a un whisky invecchiato.
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