Ci sono birrifici che si definiscono “tradizionali”. E poi c’è Samuel Smith’s Old Brewery, che usa ancora il pozzo scavato nel 1758, il ceppo di lievito selezionato nei primi anni del Novecento, e le vasche di fermentazione in ardesia gallese costruite nell’Ottocento.
Non è nostalgia. È una dichiarazione di principio.
Il birrificio sorge a Tadcaster, piccola cittadina del North Yorkshire, nel cuore dell’Inghilterra del nord. La zona ha una storia brassicola che risale al XIV secolo: l’acqua che affiora dalle falde calcaree sottostanti ha caratteristiche minerali eccezionali per la produzione di birra, tanto da valere a Tadcaster il soprannome di “la Burton del Nord” — un riferimento alla più celebre Burton-on-Trent, capitale storica della birra inglese.
Il birrificio viene fondato nel 1758 dalla famiglia Hartley. Nel 1847 Samuel Smith — un macellaio e commerciante di bestiame di Meanwood, Leeds — finanzia il figlio John per acquistarlo. John lo rinomina John Smith’s Brewery e lo gestisce per decenni, finché nel 1886 ne trasferisce le attività in un nuovo stabilimento più grande costruito accanto. Il vecchio edificio passa al nipote Samuel Smith, che lo riapre sotto il proprio nome.
Da quel momento, la storia del birrificio è una storia di resistenza alla modernità — non per incapacità di cambiare, ma per scelta deliberata. Samuel Smith’s è rimasto indipendente quando tutti vendevano. Ha mantenuto le tecniche artigianali quando tutti le abbandonavano. È rimasto piccolo quando crescere era l’imperativo del mercato.
Oggi è il più antico birrificio dello Yorkshire e l’unico birrificio indipendente sopravvissuto a Tadcaster.
Samuel Smith’s opera secondo un principio semplice e radicale: se funziona, non si cambia.
L’acqua per la produzione viene ancora estratta dal pozzo originale del 1758, profondo 26 metri, che attinge alla falda calcarea sottostante. Il ceppo di lievito è in uso continuo dalla prima decade del Novecento — uno dei più antichi ancora attivi nel paese. I luppoli, esclusivamente varietà inglesi Fuggles e Goldings, vengono pesati a mano dal master hop blender.
Ma il cuore della filosofia produttiva sono le Yorkshire Squares: vasche di fermentazione quadrate costruite in ardesia gallese, un sistema sviluppato nell’Ottocento specificamente per la birra inglese. Samuel Smith’s è l’ultimo birrificio al mondo a usarle esclusivamente in pietra — tutti gli altri che ancora le adottano sono passati all’acciaio inossidabile. L’ardesia, secondo il birrificio, trattiene la carbonazione naturale e contribuisce a dare alle birre una texture cremosa e un corpo pieno impossibili da replicare con altri metodi.
In cantina, i birrai fanno ancora le botti a mano. Il cooper — il bottaio — è una figura professionale quasi estinta nel settore brassicolo mondiale. A Tadcaster è ancora al lavoro.
E poi ci sono i cavalli. Un team di Shire horse grigi pomellati consegna la birra in botte ai pub della zona cinque giorni a settimana, con i carri trainati. Non è uno spettacolo per turisti: è la logistica ordinaria del birrificio. Sono tra gli ultimi dray horses attivi al mondo.
La stessa filosofia si estende ai pub di proprietà — oltre 200 in tutta l’Inghilterra. Dal 2004 niente musica, niente televisori, niente telefoni cellulari, tablet o laptop negli spazi interni. L‘obiettivo dichiarato: riportare la conversazione al centro dell’esperienza del pub. George Orwell avrebbe approvato — nel 1945 aveva descritto il pub ideale nel suo celebre saggio “The Moon Under Water”, e Samuel Smith’s ne ha fatto un modello operativo.
Old Brewery Pale Ale — la birra fondante. Una Yorkshire Pale Ale prodotta con malto pale e crystal, luppolata con Fuggles e Goldings inglesi. Corpo pieno, texture cremosa tipica delle Yorkshire Squares, finale secco e moderatamente amaro. È l’unica birra di Samuel Smith ancora prodotta in cask — una rarità nel panorama brassicolo britannico contemporaneo.
Taddy Porter — il nome è un diminutivo affettuoso di Tadcaster. Una delle porter inglesi più celebrate al mondo, caratterizzata da un ingresso dolce con note di liquirizia e anice, seguito da una leggera acidità da lievito che aggiunge complessità al finale. Rotonda, profonda, riconoscibile.
Oatmeal Stout — probabilmente la birra di Samuel Smith più nota a livello internazionale, e per molti il riferimento assoluto per lo stile. Prodotta con avena, malto d’orzo e acqua del pozzo originale, fermentata nelle Yorkshire Squares in ardesia. Colore marrone scuro quasi opaco, schiuma fine color cappuccino. Al palato: cioccolato, caffè, note di vino liquoroso, corpo medio con bassa carbonazione e finale secco piacevolmente persistente. Registrata presso la Vegan Society — come quasi tutta la gamma del birrificio.
Imperial Stout — una birra con una storia dentro la storia. Lo stile della Imperial Stout nacque nell’Inghilterra del XVIII secolo per essere esportato verso la Russia zarista: birre più forti, più luppolate, capaci di sopravvivere ai mesi di navigazione nel Mar Baltico. La versione di Samuel Smith ne è un’interpretazione fedele alla tradizione: colore quasi nero, naso di orzo tostato e cioccolato, palato complesso con note di caffè, prugna e uvetta. Corposa, cremosa, con una carbonazione contenuta che invita alla meditazione.
Nut Brown Ale — un esempio da manuale della tradizione delle brown ale del nord dell’Inghilterra. Ambrata, con un profilo che ricorda noci di faggio, mandorle e noci, bilanciato da una dolcezza maltata discreta. Da abbinare a formaggi stagionati e arrosti.
Organic Chocolate Stout — prodotta interamente con ingredienti biologici certificati. Il lievito storico di Samuel Smith porta esteri fruttati che si intrecciano con un ricco aroma di cioccolato, sostenuto da una struttura di malto tostato. Piena, lunga, indulgente.
C’è un capitolo della storia di Samuel Smith che viene spesso dimenticato, ma che è fondamentale per capire il posto che questo birrificio occupa nella storia della birra artigianale mondiale.
Negli anni Ottanta e Novanta, quando il movimento craft beer americano muoveva i primi passi, le birre di Samuel Smith erano il punto di riferimento per una generazione di birrai statunitensi che cercavano un modello diverso dalla birra industriale dominante. La Taddy Porter, la Oatmeal Stout, la Imperial Stout erano le birre che molti artigiani americani studiavano, smontavano, cercavano di capire. Hanno contribuito in modo diretto a far conoscere e popolarizzare gli stili classici britannici su scala globale.
Il birrificio viene importato negli Stati Uniti da Merchant du Vin di Seattle dal 1978 — quasi cinquant’anni di presenza continuativa sul mercato americano, un record che pochissimi birrifici europei possono vantare.
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