La Brasserie Kerkom, nella provincia del Limburgo delle Fiandre belghe, produce birre artigianali dal 1878. Ma la sua storia non è quella di un birrificio che ha macinato secoli indisturbato. È la storia di un birrificio che ha rischiato di scomparire almeno tre volte — e ogni volta ha scelto di ricominciare.
La storia della Brasserie Kerkom ha inizio nel 1878 con il matrimonio di Evaristo Clerinx con una figlia di un mastro birraio della zona. Studente al secondo anno di medicina, Evaristo smette per dedicarsi unicamente alla sua piccola birreria. Non una vocazione ereditata, non un progetto familiare pianificato: una scelta improvvisa, probabilmente irrazionale, quasi certamente giusta. Fermento Birra
Il birrificio cresce, sopravvive alla Prima Guerra Mondiale — è uno dei soli 6 birrifici del Limburgo a resistere nel tempo tra gli oltre 127 produttori attivi ai tempi del primo conflitto mondiale — e passa di generazione in generazione. Poi arriva il primo vero colpo.
Dopo un periodo di chiusura durante le due guerre mondiali, Jean Clerinx ricomincia la produzione nel 1952, ma è costretto a chiudere di nuovo nel 1968 per il successo delle pils, che invadono il mercato. È il destino che tocca a centinaia di birrifici artigianali belgi in quegli anni: la birra industriale standardizzata schiaccia tutto.
Ma Jean non abbandona il mestiere. Va a lavorare in un altro birrificio del Limburgo, impara, aspetta. Nel 1988 decide di provare a rilanciare la sua birreria. Nasce la Bink — il nome deriva dal soprannome di un abitante di Sint-Truiden. Vent’anni dopo la chiusura, Kerkom riapre con una birra artigianale belga identitaria, radicata nel territorio.
Nel 1999 Jean si ritira lasciando la gestione al giovane Marc Limet e sua moglie Marina Siongers. È qui che Kerkom diventa quello che è oggi. Marc e Marina vivono nella fattoria immersa tra alberi di ciliegie e pere, accogliendo i visitatori del birrificio. Non è una scelta di marketing: è un modo di stare al mondo. È Marc che aggiunge alla gamma due birre fondamentali: la Bloesem Bink, prodotta in primavera, e la Winterkoniske, una winter warmer per i mesi freddi. La stagionalità non è una trovata commerciale — è il riflesso diretto del territorio in cui il birrificio è immerso, l’Haspengouw, zona agricola del Limburgo belga famosa per la coltivazione di frutta.
Tutto ruota intorno alla famiglia Bink — nome semplice, identità forte.
Bink Blond — la capostipite. Prodotta con luppoli nobili esclusivamente in fiore, offre intensi aromi erbacei, floreali e speziati con un gusto amaro raffinato. Una Belgian Ale al 5,5% che usa solo luppolo belga, senza compromessi.
Bloesem Bink — la più territoriale. Birra stagionale prodotta solo da aprile a ottobre, realizzata con cinque malti, luppolo belga, miele di Sint-Truiden e sciroppo di pere Vrolingen. La frutta non è un ingrediente esotico — è quella degli alberi che circondano la fattoria. Al 7,1%, è dolce, fruttata e radicata nel paesaggio limburghese come poche altre birre belghe artigianali.
Winterkoniske — la birra dei mesi freddi, una winter warmer pensata per chi non si accontenta di aspettare l’estate per bere bene.
Kerkom è tradizionale al 100% e orgoglioso di esserlo: dal luppolo alla birra Bink, ogni fase del processo viene eseguita manualmente. Il birrificio è diventato la meta turistica preferita di escursionisti, ciclisti e amanti della birra artigianale. In estate si può degustare una birra sui tavolini in ferro battuto nel cortile della brasserie, accompagnata da formaggio, pane e paté — tutto rigorosamente marchiato Bink.
Non è un birrificio che produce e spedisce. È un posto in cui vale la pena andare.
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