Ci sono persone che costruiscono qualcosa di grande, lo vendono al momento giusto e si godono i soldi. E poi c’è Pierre Gobron.
Negli anni Ottanta, dentro una microbirreria sperduta nelle Ardenne belghe, Gobron aveva già fatto l’impossibile: trasformare una birra artigianale di una zona impervia in un fenomeno internazionale. La birra si chiamava Chouffe. Il birrificio era la Brasserie d’Achouffe. Arrivato all’apice, Gobron vendette tutto alla famiglia Duvel-Moortgat e si fermò.
Ma non per riposarsi.
2003: si ricomincia, più lentamente.La Brasserie Les 3 Fourquets — “le tre pale del maltatore”, gli strumenti usati nei secoli scorsi per mescolare la birra nelle prime fasi di produzione — nasce nel 2003 a Bovigny, frazione del comune di Gouvy, nella provincia vallona del Lussemburgo belga. L’obiettivo iniziale è deliberatamente modesto: rifornire di birra il bistrot accanto, gestito da Gobron e dal cognato Chris Bauweraerts. Nessun piano di conquista mondiale. Un birrificio per il vicinato.
Il birrificio sorge all’interno di una fattoria del Settecento che fa parte del patrimonio architettonico delle Ardenne, fiancheggiata da una sorgente d’acqua purissima. Il posto è già metà del prodotto.
2007: nasce Lupulus, in bottiglia da Champagne
Quattro anni dopo l’apertura, Gobron decide che è tempo di alzare il tiro. Nasce la prima birra commerciale del birrificio, battezzata Lupulus — e il nome è tutto un programma. Humulus Lupulus è il nome latino del luppolo, che letteralmente significa “piccolo umile lupo”. Le Ardenne belghe erano abitate dai lupi fino a secoli fa. Si racconta che quei branchi arrivassero dalla Slovenia — la stessa regione dove crescono i pregiati luppoli Styrian Goldings, l’oro verde della birra europea. Leggenda o fatto, poco importa: il collegamento funziona e diventa il simbolo di un birrificio intero.
La prima Lupulus esce in bottiglie da Champagne, rifermentata in bottiglia, non filtrata né pastorizzata. Una scelta che parla chiaro: questa non è una birra per tutti, è una birra per chi sa apprezzarla.
Una famiglia che cresce con il birrificio
Gobron non lavora da solo. Nel tempo i figli Julien e Tim entrano nella gestione del birrificio, che diventa a tutti gli effetti un’impresa familiare di seconda generazione. Nel 2016, quando il successo del marchio Lupulus ha ormai surclassato quello del vecchio nome, il birrificio cambia nome ufficialmente: Les 3 Fourquets diventa Brasserie Lupulus. Una scelta che sancisce quello che era già evidente da anni.
I numeri danno il senso della scala: nel 2016 la produzione supera i 15.000 ettolitri annui, con il 70% destinato all’esportazione. Le birre Lupulus arrivano in tutta Europa — Francia, Svizzera, Paesi Bassi, Spagna — e fuori dai confini europei negli Stati Uniti, in Giappone, in Israele.
Se la Chouffe era costruita sul lievito e sulla speziatura, Lupulus è costruita sul luppolo. Gobron utilizza tre varietà di luppolo sia in cottura che in fermentazione — una scelta che dà alle birre una freschezza e un’immediatezza fuori dal comune per lo stile belga, senza mai tradire le radici ad alta fermentazione della tradizione brassicola delle Ardenne.
Lupulus Blonde — la capostipite. Tripel all’8,5%, rifermentata in bottiglia, non filtrata né pastorizzata. Colore dorato brillante, schiuma fine e persistente. Al naso fragranze agrumate, speziate e balsamiche — scorza d’arancia, coriandolo, timo, ginepro — con un fondo di crosta di pane. In bocca è corposa e ben strutturata, con la presenza erbacea del luppolo sostenuta da un malto morbido e rotondo. Finale secco, retrogusto moderatamente amaro. È la birra che ha dato il nome al birrificio e ne rappresenta ancora oggi l’identità più autentica.
Lupulus Brune — la versione scura, lanciata nel 2011 come naturale complemento alla Blonde. Stessa gradazione, carattere opposto: malti tostati, profondità, corpo. Per chi vuole esplorare il lato oscuro delle Ardenne.
Lupulus Blanche — la più leggera della gamma, al 4,5%. Prodotta con il 50% di malto d’orzo e il 50% di frumento non maltato, con l’aggiunta di coriandolo e scorza d’arancia amara a fine ebollizione. Non filtrata né pastorizzata, come il resto della gamma. Colore giallo paglierino, aroma agrumato e speziato, equilibrio preciso tra dolce e amaro. È la scelta per chi cerca una birra belga artigianale fresca, beverina, con carattere ma senza la struttura importante delle sorelle maggiori.
Lupulus Organicus — la versione biologica della Blonde. Stessa ricetta di base, con una differenza sostanziale: luppoli tedeschi al posto degli sloveni e zucchero di canna biologico per la rifermentazione. Il risultato è una birra leggermente più morbida e dolce, con una carta d’identità green che non molti birrifici del Belgio possono vantare.
Lupulus Hopera — la referenza più moderna della gamma. Una Hoppy Pale Ale che spinge ancora di più sul luppolo: profilo aromatico erbaceo e fresco, lievito che aggiunge note speziate, finale pulito e beverino. È la risposta di Lupulus alla cultura craft contemporanea, senza rinunciare all’identità belga.
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