Birre non filtrate: cosa significa davvero, e perché fa la differenza

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Se arrivi dal nostro👉​ Quiz “che birra cerchi?” il suo esito ti ha messo tra chi ama le birre non filtrate — e probabilmente lo sai già a naso: preferisci qualcosa con più corpo, più carattere, anche a costo di rinunciare alla limpidezza – se invece non hai ancora fatto il Quiz ti consiglio di andarti a divertire subito!-

“Non filtrata” non è uno stile — è un processo, o meglio, un passaggio che manca rispetto alla birra “normale”. E quel passaggio mancante cambia molto più di quanto sembri: aspetto, corpo, e a volte anche il sapore.

Cosa succede quando si filtra (e cosa succede quando non si fa)

Dopo la fermentazione, la maggior parte delle birre viene filtrata per rimuovere lievito residuo e proteine in sospensione — il risultato è una birra limpida, brillante, visivamente “pulita”. È il passaggio che rende una lager trasparente come la conosci di solito.

Saltare questo passaggio significa lasciare nel bicchiere quello che normalmente viene tolto: più torbidità, ma anche più corpo e, spesso, più carattere. Il lievito residuo continua in parte a lavorare, contribuendo ad aromi e consistenza che una birra filtrata perde.

Dove si trova più spesso questa scelta

Le Weizen tedesche sono l’esempio più diffuso: la versione “mit Hefe” (con lievito) è quella non filtrata, torbida, cremosa — la maggior parte delle Weizen che trovi in commercio è proprio questa versione, non quella limpida. Lo stesso principio vale, con proteine diverse in gioco, per le Blanche belghe.

Le Kellerbier e le Zwickelbier bavaresi nascono apposta non filtrate: il nome stesso richiama la cantina dove la birra viene servita ancora giovane, prima di qualsiasi passaggio di chiarificazione.

Molte birre belghe d’abbazia e Trappiste vengono rifermentate in bottiglia — un secondo processo di fermentazione che lascia inevitabilmente un velo di lievito sul fondo, parte integrante dello stile, non un difetto.

Le IPA in stile New England (le cosiddette “hazy” o “torbide”) hanno reso la non-filtrazione quasi un tratto distintivo negli ultimi anni: più corpo, più rotondità, un aroma di luppolo che secondo molti risulta più pieno rispetto alla stessa IPA filtrata.

Un difetto o una scelta?

Vale la pena chiarirlo: torbidità non vuol dire birra mal fatta. In molti di questi stili è una scelta voluta e coerente con la tradizione o con l’effetto che il birraio vuole ottenere. La differenza tra “non filtrata di proposito” e “difettosa” si sente al palato — nella prima il corpo è pieno e il sapore coerente, nella seconda emergono note sgradevoli che non c’entrano con lo stile.

In breve

  • Non filtrata = un passaggio di chiarificazione saltato, non uno stile a sé
  • Il risultato è più corpo, più torbidità, spesso più carattere aromatico
  • La trovi soprattutto in Weizen, Kellerbier, birre belghe rifermentate in bottiglia, e nelle moderne IPA torbide

Se non hai mai provato una birra non filtrata pensando che fosse “sbagliata” perché non limpida, forse è il momento di ridarle una possibilità.

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